CSRD dopo l’Omnibus: cosa cambia nelle filiere

CSRD e Omnibus I: nuovi confini, dati di filiera più proporzionati

Il pacchetto Omnibus I ha ristretto in modo significativo il perimetro della CSRD. La modifica non è più una proposta: la Direttiva (UE) 2026/470 è stata pubblicata il 26 febbraio 2026 ed è entrata in vigore il 18 marzo 2026.

Aggiornato al 22 luglio 2026.

Il nuovo perimetro della CSRD

Secondo le regole aggiornate, la rendicontazione obbligatoria di sostenibilità riguarda le imprese dell’Unione che superano in media 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto annuo. La riforma prevede inoltre semplificazioni dei requisiti e una protezione delle imprese più piccole dal trasferimento sproporzionato degli obblighi informativi.

Gli Stati membri devono recepire le modifiche nel diritto nazionale secondo i termini della direttiva. Per le imprese è quindi necessario verificare sia il testo europeo sia la normativa nazionale applicabile durante la transizione.

Meno obblighi non significa assenza di domande

Un’impresa fuori dal perimetro obbligatorio può continuare a ricevere richieste da clienti, capofila, finanziatori o partner. Tuttavia, una richiesta contrattuale di dati non equivale automaticamente a un obbligo CSRD. Va chiarito chi chiede l’informazione, per quale decisione, con quale standard e con quale livello di dettaglio.

La nuova disciplina mira proprio a limitare l’effetto a cascata ingiustificato. Per le filiere diventa quindi centrale il principio di proporzionalità: raccogliere dati utili e verificabili senza replicare sulle organizzazioni minori l’intero onere previsto per i grandi soggetti obbligati.

Che cosa può documentare un programma sociale

Un programma di Corporate Skilled Volunteering può produrre evidenze utili sulla dimensione sociale, purché siano collegate a una strategia e a un sistema di controllo. Tra le informazioni potenzialmente rilevanti:

  • obiettivi, destinatari e criteri di selezione dei progetti;
  • persone coinvolte, ruoli e ore validate;
  • attività svolte e deliverable accettati dall’ente beneficiario;
  • feedback e outcome osservati;
  • metodo di calcolo, perimetro, limiti e responsabilità del dato.

La distinzione decisiva: un numero disponibile non è automaticamente un dato CSRD. Deve essere pertinente, tracciabile, coerente nel tempo e inserito nel processo di rendicontazione dell’impresa.

Tre errori da evitare

  1. Confondere ore e impatto: le ore donate misurano una risorsa impiegata, non il cambiamento generato.
  2. Presentare stime come fatti: proxy, valorizzazioni economiche e attribuzioni devono essere esplicitate.
  3. Chiedere tutto a tutti: la raccolta deve partire dalla materialità e dalla decisione che il dato deve supportare.

Come prepararsi in modo proporzionato

Le organizzazioni della filiera possono definire un set minimo di indicatori, assegnare un responsabile del dato, conservare evidenze e descrivere il metodo. Quando una richiesta proviene da un cliente, è utile concordare formato, frequenza, perimetro e livello di assurance atteso prima di costruire nuovi flussi informativi.

Fonti ufficiali

Questo contenuto è informativo e non sostituisce l’analisi della normativa nazionale o la consulenza professionale.